Carta batte sasso [parte prima]
A Roma una folla commossa ha dato l’ultimo saluto a una delle più grandi figure del teatro comico italiano: il Pd.
Franceschini: “Non rifarò il governo ombra”. Non ci sono abbastanza iscritti per coprire tutti i posti.
Veltroni rimane sulle tracce di Obama. Adesso il suo obiettivo è diventare il primo presidente bianco del Senegal.
Il Giornale: “Fini è il leader ideale del Pd”. Dura replica di D’Alema: “Non sbanderemo a sinistra”.
Il Pd deposita il simbolo per le europee: è un dodo.
Liberate le due suore italiane rapite in Kenya. È bastato minacciare di mandare là Veltroni.
Presto le due religiose torneranno in Italia. Troppo tardi per candidarsi alla segreteria del Pd.
Auto, crollano le vendite: mai così male dal ‘93. Dal 1893.
Berlusconi sulla crisi: “La colpa è dei media”. Apprezziamo la sana autocritica.
Quindi rilancia: “Nazionalizzare le banche”. E poi dice che è la Costituzione a essere comunista.
Battisti chiede clemenza all’Italia cristiana: “Posso ancora fare figli”.
Ma la lettera non ha sortito gli effetti sperati. È finita la pacchia di farsi scrivere i testi da Mogol.
Alemanno: “Dedicheremo una via a Craxi”. La delusione di Provenzano: “Due anni in galera e mi hanno già dimenticato”.
Paolo Flores D’Arcais: “La vita appartiene a noi, non al Governo né alla Chiesa”. D’accordo, ma almeno sentiamo quanto offrono.
Ritrovato in una valigia il corpo di un amministratore di condominio. Era diviso in millesimi.
[continua]